domenica 20 novembre 2016

Blood brothers

Ai miei fratelli di sangue, Giovanni e Alessia

In una lunga chiacchierata con Neil Strauss di Guitar World nel settembre 1995, Bruce Springsteen parla del significato di amicizia che ispira uno dei suoi pezzi più belli e toccanti, Blood brothers, che ha dato il titolo al video che documenta la reunion della E Street Band dopo una separazione durata circa sei anni:


Blood brothers è il tentativo di capire il significato di “amicizia” quando ci si fa più vecchi. Credo di averla scritta la notte prima di arrivare in studio con la band, stavo provando a rivedere quello che stavo facendo e quello che questo sentimento significava per me e per gli altri mentre si va avanti nella vita. Di base ritengo di aver sempre pensato che le amicizie, la lealtà e le relazioni sono vincoli che ti impediscono di cadere nell'abisso dell'autodistruzione. E che senza queste cose l'abisso si avverta molto più prossimo, sotto i propri piedi. Io credo che ognuno senta il proprio nichilismo molto più vicino senza qualcuno che lo afferri per un braccio, lo spinga fuori e gli dica: “Hey, tirati su, stai solo passando una brutta giornata”. Così con questa canzone stavo provando a dare un ordine al ruolo che quelle profonde amicizie hanno avuto nella mia vita, amicizie nate quando ero giovane. Siamo cresciuti assieme, la gente si è sposata, ha avuto bambini, ha divorziato, ha attraversato le proprie dipendenze e se n'è tirata fuori, e ognuno ha fatto diventare gli altri dei pazzi.


Blood brothers non celebra solo una storia di amicizia e lealtà pluridecennale, un sodalizio unico e forse irripetibile, ma è anche l'occasione, come sempre nei testi più impegnati e autobiografici di Springsteen, per interrogarsi sul rapporto tra questa e la vita, il tempo passato, i sogni e le promesse. E ancora una volta Springsteen vuole dirci che la vita è un grande mistero e camminiamo a tentoni nell'ignoto del futuro, carichi delle esperienze che ci hanno reso tali - ricordi, vittorie e sconfitte, gioie e dolori, compromessi. Ma a differenza di altri testi più dolenti, come The Promise (che comunque fu scritta in un periodo peculiare dell'artista), qui ad accompagnare questa strada verso l'ignoto c'è la forza e la salvezza che vengono dal significato della vera e profonda amicizia. 
La traduzione che propongo (qui il testo originale della canzone) è tratta da Come un killer sotto il sole di Leonardo Colombati (Sironi 2007, pag. 383), libro che raccoglie, altre a un'ampia scelta di testi del Boss, tradotti dall'autore, anche uno splendido saggio che mette Bruce Springsteen nel solco della grande letteratura americana.


Abbiamo giocato a fare gli eroi finché è durata;

il mondo ci ha stretto d'assedio - ed eravamo uomini e donne.

Un tempo c'era molto tra di noi, ma il tempo e la memoria svaniscono:

ognuno ha la sua strada da percorrere e le proprie occasioni da afferrare.

Camminavamo fianco a fianco, sostenendoci l'un l'altro;

dicevamo che saremmo stati, fino alla fine, fratelli di sangue.

I guai di questo mondo lentamente sbriciolano i sogni 

facendo sembrare scherzi da idioti le promesse che ci siamo fatti;

e ciò che un tempo sembrava bianco o nero vira in troppe tonalità di grigio;

abbiamo perduto noi stessi in lavori da fare, lavori da fare e conti da pagare.

È una corsa, una corsa senza sosta e non c'è riparo,

con nessuno che corra assieme a te, fratello mio.



Oltre le dimore dei morti,

oltre i caduti nelle proprie tracce,

bisogna sempre guardare avanti,

mai voltarsi indietro.



Ora, non so cosa m'è preso, non so cos'ho stasera,

se la ruota del tempo m'ha schiacciato, se ho perso o acquistato lucidità...

Non so nemmeno perché, non so nemmeno perché vi ho chiamato

o se tutto ciò abbia ancora importanza, dopotutto.

Ma le stelle brillano come un mistero svelato

e io continuerò ad attraversare il buio con voi nel mio cuore, miei fratelli di sangue.



Qui in calce allego il video – ahimè non eccelso – di una delle rare performance della canzone, quella dell'1 Luglio 2000 a New York, a chiusura del reunion tour. In questa occasione (e in pochissime altre, tutte documentate dall'informatissimo sito Springsteenlyrics, dal quale ho tratto la citazione dell'intervista) The Boss canta a sorpresa un'ultima strofa alternativa, mentre tutti i membri della band (tranne Max Weinberg, dietro la batteria, e Roy Bittan e Danny Federici alle tastiere), invitati da Springsteen, raggiungono il centro del palco e si tengono per mano. Clarence Clemons piange. Bruce non riesce ad alzare gli occhi e intona quella strofa come una preghiera. Ecco qui la traduzione:



E ora sono qui su questa strada, solo su questa strada stanotte

Chiudo gli occhi e sento così tanti amici attorno a me nelle prime luci della sera

e le miglia che abbiamo percorso, e le battaglia che abbiamo vinto e perso

Sono così tante le strade percorse, così tanti i fiumi attraversati

E chiedo a Dio la forza e la fede di attraversarne un altro

perché questa è una buona notte per un viaggio attraverso questo fiume fino all'altra riva, fratelli miei.


Let's go!




Il fiume, nella poetica springsteeniana, è metafora della vita, e rappresenta una prova, un'esperienza esistenziale. Attraversare il fiume vuol dire affrontare una prova, gettarsi nell'eterno gioco, e raggiungere l'altra riva significa averci provato, con o senza successo, non importa. Significa vivere e aver vissuto.

Nell'ultima strofa della versione studio le stelle, belle e immutabili, sono testimoni dell'eroe solitario che si inoltra nell'oscurità, conscio di non poter fare altrimenti, di dover andare sempre avanti e mai indietro, ma forte di non essere veramente solo.