venerdì 22 ottobre 2010

Gli Stagni del Patriarca*

"Nell'ora di un caldo tramonto primaverile apparvero presso gli stagni Patriaršie due cittadini [...] Giunti all'ombra dei tigli che cominciavano allora a verdeggiare, gli scrittori (i due cittadini di cui sopra, ndr) si precipitarono per prima cosa verso un chiosco dipinto a colori vivaci, che portava la scritta "Birra e bibite". Ma conviene rilevare la prima stranezza di quella spaventosa serata di maggio. Non solo presso il chiosco, ma in tutto il viale parallelo alla via Malaja Bronnaja, non c'era anima viva. In un'ora in cui sembrava che non si avesse più la forza di respirare, quando il sole, che aveva arroventato Mosca, sprofondava oltre il viale Sadovoe in una secca bruma, nessuno era venuto sotto l'ombra dei tigli, nessuno sedeva su una panchina, deserto era il viale."
(M.A. Bulgakov, Il Maestro e Margherita)
(Veduta degli Stagni del Patriarca)

Il celeberrimo incipit de Il Maestro e Margherita, qui nella traduzione di Vera Drisdo, ha reso universalmente famoso un angolo della città molto amato dai moscoviti, una piccola cintura verde attorno ad uno stagno scuro, nascosta da eleganti palazzi liberty, vicina ma allo stesso tempo al riparo dalla vivace Via Sadovaja. Tutto il quartiere, a due passi dalla Tverskaja e dal Cremlino, è una elegante zona residenziale, abitata presumibilmente da gente molto facoltosa. Percorrendo i suoi silenziosi pereulki si avverte quasi una sensazione di sospensione: si fa in fretta a dimenticare gli stridenti rumori della Sadovaja o del Tverskoj Bul'var per immergersi in una tranquillità insospettabilmente ostinata. E così, svoltando a sinistra dalla Sadovaja verso la Malaja Bronnaja, i suoni e i rumori della città d'improvviso sembrano cadere in sordina. Poco prima, andando con la mente a ritroso, avevo attraversato la Piazza Triumfal'naja (sulla quale troneggia la statua di Majakovskij) arrivando dalla Tverskaja; qui ero arrivato percorrendo la Via Cajanova che collega la Tverskaja alla Piazza Miusskaja, dove ha sede l'RGGU, l'università presso la quale ho studiato. Poco meno di due chilometri, a occhio.
Appena prima di raggiungere l'incrocio con la Malaja Bronnaja, lungo la Sadovaja, si trovano altri due luoghi legati a Bulgakov e a Il Maestro e Margherita: la casa dello scrittore, cui si accede dalla corte di un grande palazzo, e il giardino Akvarium, all'interno del quale si trova adesso il teatro Massovet. All'epoca del romanzo qui c'era il famoso MASSOLIT, la sede degli scrittori aderenti alla sovietica Letteratura di massa, cui fanno parte Berlioz e Bezdomnyj. Di questi tempi, invece, durante la sospensione estiva delle rappresentazioni, sembra di essere inghiottiti dalla semioscurità e da una tranquillità inaspettata per chi –come il sottoscritto- rammentava le vivaci vicende che avevano come sfondo proprio il giardino e il Griboedov (nome con cui i soci chiamavano comunemente la sede del MASSOLIT).
Poco distante i Patriaršie prudy accolgono con un'aria simile, apparentemente bonaria: sono raccolti in uno spazio piccolo, addomesticabile dall'occhio, ben diverso dall'imponente grandezza dei parchi moscoviti. È impossibile, passeggiando lungo i viali polverosi o sedendo su una delle sue larghe panchine, non ripensare al libro. O passeggiando sul camminamento attorno allo stagno, o sedendo sul basamento del monumento a Krylov. La stessa atmosfera immaginata chiudendo gli occhi sopra le pagine del romanzo -incantata, quasi magica- , la si può sentire aprendoli sugli Stagni. Fra i suoi frequentatori è facile trovare tipi diversi, spesso strani. Se chiedete loro in quale panchina sedevano i protagonisti de Il Maestro e Margherita non riceverete mai la stessa risposta: la quarta o la sesta panchina; era il lato della Malaja Bronnaja - no, era quell'altro.
 L'ingresso della casa-museo Bulgavov, sulla Sadovaja, e più sopra veduta degli Stagni di sera
Ma lo sciame di suggestioni che questo luogo induce nel visitatore non proviene solo dal ricordo del romanzo: questo luogo possiede di per sè un'atmosfera misteriosa, un'aura incantata. Non è (solo) il libro ad aver reso sinistramente magico questo luogo agli occhi dei visitatori, è questo luogo ad aver contribuito a rendere magico il libro, e a ben d'onde. Molto tempo fa questo angolo paludoso di Mosca subì un intervento di bonifica. Degli originari tre stagni (come testimonia il poco distante Trechprudnyj pereulok, Vicolo dei tre stagni) ne fu creato uno solo, più ampio, quello che possiamo ammirare ancora oggi: da qui l'abitudine di individuare il luogo al plurale, prudy. Gli "stagni" furono "ribattezzati" a nome del Patriarca, che quindi non fu il primo patrono del luogo. E qui ci aiuta ancora la toponomastica: un altro vicolo nei dintorni porta il curioso nome di Kozichinskij pereulok, ovvero Vicolo del caprone, rappresentazione del maligno. Quando Woland appare agli stagni fra Berlioz e Bezdomnyj, allora, non fa altro che tornare a casa propria, usurpata dall'autorità della Chiesa. Questo accostamento tra santo e diabolico è l'ennesima declinazione della convivenza tra Bene e Male che è una delle cifre più significative del capolavoro bulgakoviano - accostamento, quello tra la Chiesa e la dimora del maligno, che mi induce spesso a fare parallelismi "poco onesti". Mi piace pensare che Bulgakov abbia pensato a simili (e migliori) parallelismi sedendo all'ombra dei tigli, fissando l'immobile oscurità dell'acqua, immaginando quello stagno come le porte dell'Averno o, semplicemente, osservandolo percorrendo la Malaja Bronnaja mentre si dirigeva verso casa.
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*Questo post è debitore delle bellissime lezioni su Il maestro e Margherita all'interno del corso di Lingua e Letteratura Russa tenuto dalla Prof. Claudia Olivieri, che ringrazio di cuore. Il mio viaggio non sarebbe stato lo stesso senza le suggestioni di quelle lezioni.