domenica 28 novembre 2010

Le veglie nel corridoio della 129

Un affettuoso amarcord delle ore passate l'anno scorso  lungo quel corridoio, in attesa di nuove ore da trascorrervi...

Di buon mattino l'ampio, silenzioso corridoio è ancora semi avvolto nell'oscurità. Con passo svelto sorpassi il tavolo dove siede indaffarato un collega più mattiniero - c'è sempre un collega più mattiniero - per raggiungere e segnare in fretta la lista che ordina l’”afflusso” alla stanza 129, la stanza delle lettrici di russo. Oggi è giorno di ricevimento, e per di più a ridosso della chiusura del corso pratico, come dimostra la già notevole sfilza di nomi. Con passo più lento, tra lo sconsolato e il rassegnato, rifai indietro la strada fino al tavolo – ecco dove sono tutti i colleghi della lista: chi seduto lungo il corridoio, chi all’altro lato del tavolo, chino sul proprio compito. Salutati tutti, incrociato qualche sguardo di autentico terrore, si comincia estraendo il proprio lavoro corretto dalla carpetta consegnata dalla lettrice nelle mani del solerte collega mattiniero, probabilmente prima dell’alba. Di solito ci vuole qualche secondo per mettere a fuoco il fiume d’inchiostro rosso sul foglio: appena la visione è nitida, superato il disappunto per le correzioni, comincia la vera e propria esegesi. Primo passo: capire perché è segnato l’errore; secondo passo: capire come correggerlo. L’operazione può richiedere più tempo del previsto e non sempre con buoni risultati: fondamentale a questo proposito l’apporto dei colleghi, che intanto continuano ad arrivare con le facce sempre più sconsolate a seconda della posizione in lista. È così che i russisti, con una baraonda degna del mercato di Piazza Carlo Alberto, prendono ufficialmente possesso del tavolo nel corridoio della stanza 129. Prime questioni emergenti: il plurale di angličanin o il significato di zakončite, la posizione del m’jagkij znak nella parola malen’kij o l’accento sul verbo rasskazyvat’, la differenza tra gazeta e žurnal o l’interpretazione del costume della squinzia effigiata nell’unità 5: russa o cinese? Con l’intento di far carburare i cervelli ancora rattrappiti, iniziano le passeggiate lungo il corridoio di coloro che devono ripetere dettati e traduzioni varie, con notevole meraviglia dei colleghi di spagnolo che attendono placidamente davanti alla porta della stanza accanto.

Finito il lettorato, preceduti dal passo marziale della lettrice, iniziano ad arrivare i colleghi di terzo anno, belli, sicuri di sé, sorridenti, informatizzati fino ai denti. Sembra quasi che camminino a mezz’aria. Il loro primo obiettivo è individuare tutte le prese elettriche del circondario per collegarvi tutto il loro apparato tecnologico hardware (laptop, ipod e pistola laser per fulminare i colleghi molesti) and software (Lingva, Wikislovar’ e Kovalёv su cd-rom). Qualcuno chiede loro timidamente qualche indicazione, poi la lettrice dà il via alla processione chiamando un collega del primo corso e uno del terzo. I primi fuoriusciti sono assediati dalla ressa dei questuanti nella speranza di ottenere qualche indicazione sulle domande o, in generale, sull’umore della lettrice. Inizia a diffondersi il panico sulla scorta di alcune voci non chiaramente confermate: “a tizia a chiesto di coniugare smotret’ ”, “a caio ha fatto una scenata perché ha sbagliato l’accento!”, “a me ha chiesto di fare i plurali dei sostantivi dell’esercizio X”. Alcuni colleghi girano in tondo chiedendo (invano) a tutti la traduzione di termini quali ёlka o enot, altri interpellano la collega madrelingua che sta pigramente seduta in un cantuccio in attesa di essere ricevuta. Dopo un po’ la lettrice esce dalla stanza brandendo l’elenco e fissando tutti con i suoi occhi di bragia, poi si allontana per andare a prendere un tè, ma in molti pensano che sia solo andata a procurarsi un recipiente per raccogliere il sangue dell’ultimo collega, costretto ormai da mezz’ora sotto le sue amorevoli attenzioni. Sangue che poi confluisce nelle fiammanti penne rosse con cui sono corretti i nostri compiti, ipotizza qualcuno...

Continua... (forse)