mercoledì 30 marzo 2011

Wings of desire

Tempo fa mi imbattei nella colonna sonora di un film, City of Angels, che narrava la storia di un angelo che diventa umano perchè s'innamora di una ragazza: "An angel falls" è il titolo di uno dei brani che la compongono, composti da Gabriel Yared, ma fortuna ha voluto che prima di questo film abbia incontrato il film da cui è nato, il bellissimo Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders, opera visiva e poetica altissima, ispirata dall'opera del poeta boemo Rainer Maria Rilke. Il film si apre con una panoramica dall'alto di Berlino; è la visuale dei due angeli custodi della città, Damiel e Cassiel, entità del tutto spirituali, senza tempo e senza storia, che vegliano sugli abitanti venendo loro in aiuto, senza che questi ne abbiano coscienza. La loro visione è rigidamente monocolore, come la verità, che solamente possono conoscere: e gran parte del film, girata in bianco e nero con pochissimi effetti speciali, è costituita dallo sguardo di questi sugli uomini e dai pensieri di costoro che, improvvisamente, si palesano al giungere degli angeli. Storie di solitudine e di disagio, sullo sfondo di una città a volte desolata e desolante, un vecchio che rimembra un'epica della pace prima della guerra, e contro la guerra; uomini qualunque in metrò o nella grande Biblioteca Nazionale; un ragazzo e i suoi genitori in preda a diverse preoccupazioni; un gruppo di circensi al loro ultimo spettacolo. Ma per quanto queste storie siano tristi e piene di solitudine, per quanto possano sembrare prive di universalità e spiritualità, esse attraggono fatalmente lo sguardo dei due angeli, e di Damiel in particolare.
Sembra che egli senta un tipo di compassione superiore, o meglio, una compassione simile a quella umana, umanità che, angelo fatto di essere spirituale, guarda dall'alto senza essere conosciuto con i sensi dalla gente (fanno eccezione i bambini, cui Wenders ha dato molte affinità con gli angeli, per la loro ingenuità e per la loro esigenza di domande “metafisiche”): e, scambiando con Cassiel le vicende umane cui ha assistito, confessa un desiderio di corporeità, di peso, di colori e di sensi che l'altro non riesce a capire appieno. 
Per questo mi piace ricordare il titolo con cui la pellicola è stata distribuita nei paesi anglofoni, Wings of desire, che per una volta riesce a cogliere un aspetto fondamentale del film, per me: la compassione e il desiderio ardente di abbandonare l'infinitezza per la finitudine umana, l'immutabile per il mutevole, per il multiforme, per il divenire; l'atarassia per il patire, il sentire. E la gioia dei piccoli gesti, un caffé, la sensazione di calore di due mani sfregate, le chiacchiere in compagnia di un amico… i colori, la gioia delle piccole cose, l’elogio della quotidianità. Damiel, che a differenza di Cassiel ha una tensione insopprimibile verso il mondo, per una volta non è stato solo spettatore, ma è investito dalla espressione spirituale di un sentimento come l'amore. Marion, la giovane trapezista di cui s'innamora, è una piccola e giovane anima perduta nell'immensa città del Muro che separa, che divide; che in un musicale cupio dissolvi balla da sola al ritmo alienante delle canzoni di Nick Cave (che interpreta se stesso nel film); un'anima sola che, davanti agli avvenimenti della vita, si interroga sulla propria esistenza, sulle proprie paure e sensazioni, e che non cede alla disperazione. Domande che celano anch'esse un forte desiderio, una ricerca, un desiderio di elevazione. L'incontro fra l'angelo e la trapezista avviene prima ad un livello spirituale, e la rinuncia dell'angelo alla sua natura avviene solo dopo questo avvicinamento: alla fine si rovesciano le parti, ed è Damiel (non più l’angelo) che osserva dal basso, tenendo la fune, i volteggi della sua Marion.