venerdì 8 aprile 2011

Il divino e l'umano*

Scritto negli ultimi anni di vita del grande scrittore, Il divino e l'umano è un racconto che assomma due dei grandi temi della maturità di Lev Tolstòj: la fede e il problema degli intellettuali e la rivoluzione. Tuttavia, è per comodità che li distinguo uno dall’altro; in realtà entrambi possono essere ricondotti sotto l’unico, inesauribile problema che è la ricerca di un senso. Anatolij Svetlogùb e Ignatij Meženetskij sono seguaci di un tipo di socialismo utopico che li ha portati a compiere attività sovversiva con lo scopo di ottenere, anche con la forza, l’emancipazione del popolo: catturati, in momenti diversi, per la loro attività terroristica, affrontano uno l’isolamento e l’altro, Svetlogùb, l’esecuzione della pena capitale. I loro percorsi, pure inizialmente uniti dalla ideologia, prendono in carcere strade opposte: Svetlogùb, imbattendosi quasi casualmente in un Vangelo, rilegge la sua vita e vive gli ultimi giorni sotto una nuova luce; Meženetskij, fedele alle sue idee rivoluzionario - sociali e più che mai certo di perpetrarle, non reggerà allo scherno della nuova generazione di rivoluzionari marxisti e materialisti che lo considerano un vecchio idealista patetico e sconfitto.

Una scena del film San Michele aveva un gallo
Come si vede, è la storia di due fedi: la ricerca di un senso che passa attraverso la conversione e, nel caso di Meženetskij, attraverso il severo giudizio della storia. Sembra chiaro l’intento dello scrittore -alla luce della sua stessa concezione della fede- e cioè quello di esaltare il messaggio evangelico, il cui depositario privilegiato è il popolo russo, e condannare il nichilismo di quegli intellettuali. Credo tuttavia che le sue parole siano più credibili nel condannare il secondo che nell’esaltare il primo; del resto l’approccio alla fede di Tolstòj fu sempre perfettamente razionalista tanto che le sue idee gli valsero l'opposizione e la scomunica da parte della Chiesa Ortodossa. La vicenda di Meženetskij è quella a parer mio più sviluppata del racconto, quella più convincente; chissà se l’hanno pensata a questo modo i fratelli Taviani quando, nel cuore degli anni di piombo, trassero una pellicola da questo racconto: ambientato nell’Italia settentrionale, post – unitaria, il film, che si chiama San Michele aveva un gallo, mette in scena solo la storia di Meženetskij lasciandola pressoché inalterata. Non è difficile rendersi conto della coloritura che un film simile poté assumere in quei tempi.
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*Il divino e l'umano, in Lev Tolstoj, Tutti i racconti (vol. II), traduzione di Margherita Crepax, Mondadori, Milano, 1981.