sabato 14 maggio 2011

Di Dio e Mammona

Libro molto duro e assolutamente disilluso, morale e immorale nelle visioni contrapposte che vi sono rappresentate: la crudeltà cieca e senza valori (amorale) di trafficanti di droga e sicari (anzi, il sicario, Chigurh, spietato e psicopatico) e la disillusione parimenti cieca e lacerante dei personaggi "morali" come lo sceriffo Bell e financo del protagonista, Moss, vittima inconsapevole di un gioco più grande che travolgerà molti innocenti assieme a lui.

Il messaggio potente che trasuda tra le righe veloci e asciutte del libro, dai dialoghi essenziali e potentemente incisivi (tipici di Cormac McCarthy), dalla ricchezza di particolari dinamici, "cinematografici" delle descrizioni (pareggiati dalla quasi totale assenza di interventi d'autore) è, a mio parere, che un uomo portatore di una anche residuale morale, pur nella inevitabile incertezza di questa, non può che soccombere in un mondo orfano di valori, di solidarietà, schiacciato dell'imperativo materialistico e utilitaristico, privo del timore di Dio. È questo il mondo, il «paese» che per lo sceriffo Bell «non è per vecchi», non è per le generazioni come quella cui lui sente di appartenere, quella che ha (quasi per necessità di sopravvivenza) dei valori e una morale che non sempre si possono capire ma che non possono essere abrogati, pena la devastazione totalizzante che sembra essere molto più che una minaccia.

Dal libro i fratelli Coen hanno tratto una pluripremiata pellicola splendida e molto fedele; la interpretazione di Javier Bardem del killer Chigurh ha più che mai meritato l'Oscar.