venerdì 13 dicembre 2013

Gogol' a Roma

Monumento a Nikolaj Gogol' di Zurab Cereteli
Un piccolo, insolito itinerario ha occupato poche ore delle mie passeggiate romane, poche centinaia di metri tra la quiete sotto assedio di Villa Borghese e la vivacità di via Sistina, la via che collega piazza Barberini a Trinità dei Monti. Incuriosito dalla bella iniziativa raccontata in questo pezzo di Russia Oggi, mi sono messo sulle tracce della presenza di Nikolaj Gogol' a Roma, e poi sono andato a cercare e il suo monumento nei Campi Elisi cittadini, in mezzo a statue e busti dedicati alle personalità più disparate, accomunate dall'amore per la Capitale o per l'Italia. Il nostro, ad esempio, occupa uno degli angoli del crocicchio intitolato a Paolina Borghese, di fronte all'ingresso della Galleria Nazionale d'Arte Moderna, assieme allo scrittore peruviano Garcilaso de la Vega, al principe - vescovo montenegrino Petrović - Njegoš e al poeta egiziano Ahmed Shawqi, non lontano dal poeta azero Nizami Ganjavi e a una ventina di metri dal monumento a Puškin, nel viale
Madama Letizia. Gogol' siede scomodo, in una posa di rara pesantezza, tenendo tra le braccia una maschera che pare della Commedia dell'Arte, o addirittura una maschera di se stesso coronata d'alloro. Nel basamento alcune parole tratte da una lettera ad un amico: Io posso scrivere della Russia solo stando a Roma. Solo da lì essa mi si erge dinanzi in tutta la sua interezza, in tutta la sua vastità. L'autore del monumento è lo scultore georgiano Zurab Cereteli, ben noto ai moscoviti per molte opere, tra cui l'enorme obelisco di ferro di Park Pobedy e il "chiacchierato" monumento a Pietro il Grande davanti al Park Gor'kij. L'appartamento dove lo scrittore visse alcuni anni, dove compì un'accurata revisione dell'Ispettore generale, dove scrisse una parte consistente delle Anime morte e del racconto Roma si trova invece all'interno di un semplice palazzo a pochi metri dal teatro Sistina, quello reso noto dagli spettacoli di Garinei e Giovannini. Ricorda il celebre inquilino la semplice lapide, in russo e in italiano, posta nel 1901 dalla comunità russa a Roma.