domenica 16 febbraio 2014

Amy Foster

La raccolta Typhoon e altri racconti di Joseph Conrad (1903) contiene, oltre all'omonimo racconto lungo, quattro notevoli short stories, delle quali Amy Foster (1901) è, a mio parere, la più potente - un apologo terribile sull'alienazione, la paura dell'altro e la mancanza di pietà umana. La storia ha per protagonista Yanko Goorall, un naufrago proveniente dall'Europa centro-orientale che trova riparo nel paese inglese di Colebrook. Solo e derelitto, incapace di capire la lingua di una terra a lui sconosciuta, incapace di farsi capire, viene in un primo momento scambiato per un pazzo e imprigionato come una bestia. Solo Amy Foster, una giovane governante considerata poco più che stupida, mostrerà all'uomo una elementare forma di pietà. Ma anche dopo un lungo e difficile adattamento, durante il quale Yanko lavora e impara a farsi capire, la fredda comunità del sud-est inglese continuerà a considerarlo un fenomeno da baraccone, un disadattato, poco meno che pazzo. Per un senso di gratitudine misto a tenerezza il naufrago sposerà Amy Foster e ne avrà un figlio: ma una notte, quando durante il delirio della febbre usciranno dalla sua bocca ancora i suoni della lingua d'origine, anche la moglie, presa da uno stupido spavento, abbandonerà il povero Yanko al suo tragico destino. 
Rachel Weisz interpreta Amy Foster nell'adattamento cinematografico (Swept from the sea), che tradisce profondamente il racconto di Conrad.
Un cinereo freddo soffia dalle pagine di questo racconto, i cui colori potrebbero essere quelli de Il nastro bianco di Haneke: ad esempio il severo, spoglio arredamento delle chiese protestanti, che tanto stupisce questo profugo dell'est (probabilmente ortodosso), autorizza un legittimo rimando al film. Esattamente come nella pellicola del cineasta austriaco, la comunità rigetta l'estraneo, incapace di provare empatia per uno straniero, gretta fino alla spietatezza, avara di solidarietà cristiana. Segno caratteristico della sua scrittura (un esempio su tutti: Hearth of darkness), Conrad alza una pesante coltre descrittiva su una vicenda di triste alienazione che ricorda, per alcuni aspetti, il destino dello stesso scrittore (si dice che Conrad abbia vissuto sulla propria persona un episodio simile a quello di Yanko febbricitante). Ma questa coltre è squarciata da lampi di profonda comprensione e analisi, in cui lo scrittore rivela la paura della solitudine, l'orrore di ciò che è diverso, la meschinità di una comunità sostanzialmente autoreferenziale, incapace di vedere le brutture al proprio stesso interno. Vi riesce in parte solo il dottor Kennedy, uomo colto e in un certo senso "separato" dalla comunità, che lascia in dono allo sconosciuto narratore la terribile storia e, indirettamente, un giudizio morale assimilabile a quello dello stesso autore.