Dopotutto
sembra che restino fissi, come la farfalla di Madame Butterfly - “da
uno spillo trafitta, ed in tavola infitta” - nelle pagine, nei
solchi di un vinile, nei bit scritti su un compact disc. Sembra che
restino fermi, passivi al volgere del tempo, e invece crescono
assieme noi e cambiano, offrendo nuovi volti a nuovi occhi,
arricchiti di esperienza, strumenti, sovrastrutture, capacità di
analisi. Penso al modo del tutto diverso con cui ho guardato col
tempo a dischi come Blue
di Joni Mitchell o Kid A, o alle poesie di Pascoli, o a libri
come Delitto e castigo. Nuovi occhi su nuovi volti, dopotutto
- volti che forse ci sono sempre stati, bastava saperli vedere.
Così mi
ricapita tra le mani un vecchio compact disc, il secondo disco di un
tributo collettivo ai Mašina
Vremeni (“macchina del tempo”), gruppo molto
popolare nella Russia degli anni Settanta e Ottanta. Regalo
inaspettato: in una torrida estate moscovita, mentre frequentavo un
corso di lingua all'RGGU, un vicino di stanza tedesco lo lasciò in
eredità assieme ad altri cd e a qualche libro. Ma pure regalo
incompreso: ricordo di averlo ascoltato una volta appena e averlo
riposto subito nello scaffale delle “delusioni” (assieme agli irredimibili Landing
on water di Neil Young e a The road to hell part 2 di
Chris Rea).
