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martedì 23 dicembre 2014

La macchina del tempo

Dopotutto sembra che restino fissi, come la farfalla di Madame Butterfly - “da uno spillo trafitta, ed in tavola infitta” - nelle pagine, nei solchi di un vinile, nei bit scritti su un compact disc. Sembra che restino fermi, passivi al volgere del tempo, e invece crescono assieme noi e cambiano, offrendo nuovi volti a nuovi occhi, arricchiti di esperienza, strumenti, sovrastrutture, capacità di analisi. Penso al modo del tutto diverso con cui ho guardato col tempo a dischi come Blue di Joni Mitchell o Kid A, o alle poesie di Pascoli, o a libri come Delitto e castigo. Nuovi occhi su nuovi volti, dopotutto - volti che forse ci sono sempre stati, bastava saperli vedere.

Così mi ricapita tra le mani un vecchio compact disc, il secondo disco di un tributo collettivo ai Mašina Vremeni (“macchina del tempo”), gruppo molto popolare nella Russia degli anni Settanta e Ottanta. Regalo inaspettato: in una torrida estate moscovita, mentre frequentavo un corso di lingua all'RGGU, un vicino di stanza tedesco lo lasciò in eredità assieme ad altri cd e a qualche libro. Ma pure regalo incompreso: ricordo di averlo ascoltato una volta appena e averlo riposto subito nello scaffale delle “delusioni” (assieme agli irredimibili Landing on water di Neil Young e a The road to hell part 2 di Chris Rea).