David Locke è un noto fotoreporter che si trova in Africa per un servizio su uno dei vari dittatorelli della zona. Nell'albergo dove alloggia muore improvvisamente un tal Robertson, uomo dalla fama oscura, e il giornalista decide di assumerne l'identità, scambiando i propri documenti con quelli di Robertson e fingendo, così, la propria morte. Seguendo l'agenda del morto, Locke/Robertson si spinge in Europa, dove conoscerà una ragazza che lo accompagnerà nella sua fuga e nei suoi tentativi di depistare la propria moglie e il suo produttore, apprenderà dei loschi affari di Robertson, ma ne rimarrà inevitabilmente invischiato.
Quelle che quassù ho provato a sintetizzare, sforzandomi di non entrare troppo nel dettaglio delle narrazioni, sono le trame di Professione: reporter (Passenger, 1975) di Michelangelo Antonioni e Operazione diabolica (Seconds, 1966) di John Frankenheimer, due film molto diversi ma che esprimono all'unisono un messaggio duro e inequivocabile: fuggire da se stessi non solo è impossibile, ma conduce inevitabilmente a conseguenze tragiche.











