| Kaki King in concerto al Centro Zo, Catania |
Colui che, tanti anni fa, disse che la chitarra è un prolungamento del pene (e, quindi, un affare da uomini) si troverebbe senz'altro in difficoltà assistendo ad una esibizione di Kaki King, giovane chitarrista e cantautrice americana che ha fatto della sua straordinaria e sperimentale tecnica chitarristica il suo biglietto da visita. Queste le mie riflessioni uscendo dallo straordinario concerto della chitarrista a Catania, inserito nel cartellone dell'AME, l'Associazione Musicale Etnea, associazione che si conferma sempre attenta ai fenomeni musicali più interessanti (ho recensito qualche anno fa sul mio vecchio spazietto il concerto degli straordinari Tetraktys).

Principianti siamo noi, sono -in qualche modo- tutti i personaggi di questo libro che si confrontano l'un l'altro senza mai capirsi appieno. Senza mai penetrare l'un l'altro. Sono personaggi che si portano qualcosa dentro, un peso, un passato da dimenticare e superare, un'angoscia di autocomprensione e un desiderio di compassione irrealizzati. Persone comuni di ogni classe sociale americana, dipinti nella vita e nei drammi di tutti i giorni con pochi, essenziali tratti abbacinanti dalla penna senza complicità di Carver. In queste vicende è soprattutto l'amore -e come potrebbe essere diversamente- il sentimento sviscerato e declinato, il motore delle azioni, il pretesto dei conflitti, la ragione finale di tutto; e lo scrittore se ne fa portavoce mettendo a nudo situazioni e personaggi, cogliendololi nel loro essere indifesi, incerti nei rapporti con gli altri e con se stessi. Anche perchè odio, gelosia, desiderio di elevazione, desiderio di possesso, cupio dissolvi sono altrettante facce della stessa medaglia, dello stesso sentimento. Un mondo di esistenze fragili che si incontrano e si scontrano e che imparano questa vita soffrendo, amando: e amando e soffrendo vivono. Allo scrittore interessano marginalmente intrecci e storie, tanto che a volte si ha l'impressione che esse restino irrealizzate, incompiute: sono frammenti di vita che non ambiscono a nessuna organicità, non ambiscono a ricostruire nessun senso se non quello che essi stessi intrinsecamente hanno, ovvero l'insopprimibile tensione verso l'altro, e la paura di esso.