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giovedì 21 giugno 2012

Vietato parlare agli sconosciuti



«Vietato parlare agli sconosciuti», questa la traduzione della frase posta sotto al bizzarro segnale stradale apparso in uno dei celeberrimi luoghi bulgakoviani, anzi il luogo per eccellenza: i Patriarščie prudy, ovvero gli Stagni del Patriarca (fonte). Questo piccolo fazzoletto verde di Mosca, il cui incanto e suggestione letteraria ho provato a descrivere qualche tempo fa, è il luogo in cui hanno inizio le vicende de Il Maestro e Margherita, capolavoro di Bulgakov e della letteratura mondiale. Dietro alla linea rossa di divieto le sagome dei celeberrimi «sconosciuti» del romanzo: il "professore tedesco", Voland, il suo smilzo aiutante, Korov'ev, e l'enorme gatto Begemot. Gli ignoti autori dell'insolito cartello stradale si sono ispirati al titolo del capitolo iniziale del libro, intitolato per l'appunto «Non parlate mai agli sconosciuti». Purtroppo (o per fortuna) a distanza di tanti anni si è perso il sottotesto di questa citazione, che si riferisce ai numerosi "inviti" (uno su tutti questo famoso manifesto staliniano che dice, laconicamente, "non parlare") del Regime a non rivelare a persone sconosciute (i "nemici", come durante gli anni della Grande Guerra Patriottica, oppure i "capitalisti") informazioni sul proprio Paese.

venerdì 22 ottobre 2010

Gli Stagni del Patriarca*

"Nell'ora di un caldo tramonto primaverile apparvero presso gli stagni Patriaršie due cittadini [...] Giunti all'ombra dei tigli che cominciavano allora a verdeggiare, gli scrittori (i due cittadini di cui sopra, ndr) si precipitarono per prima cosa verso un chiosco dipinto a colori vivaci, che portava la scritta "Birra e bibite". Ma conviene rilevare la prima stranezza di quella spaventosa serata di maggio. Non solo presso il chiosco, ma in tutto il viale parallelo alla via Malaja Bronnaja, non c'era anima viva. In un'ora in cui sembrava che non si avesse più la forza di respirare, quando il sole, che aveva arroventato Mosca, sprofondava oltre il viale Sadovoe in una secca bruma, nessuno era venuto sotto l'ombra dei tigli, nessuno sedeva su una panchina, deserto era il viale."
(M.A. Bulgakov, Il Maestro e Margherita)
(Veduta degli Stagni del Patriarca)

Il celeberrimo incipit de Il Maestro e Margherita, qui nella traduzione di Vera Drisdo, ha reso universalmente famoso un angolo della città molto amato dai moscoviti, una piccola cintura verde attorno ad uno stagno scuro, nascosta da eleganti palazzi liberty, vicina ma allo stesso tempo al riparo dalla vivace Via Sadovaja.