Ed ecco l'ennesima contraddizione della Russia contemporanea, simile al caso della Casa sul Lungofiume: al piano terra (per i russi il primo piano) del palazzo che ospitava le abitazioni di molte personalità sovietiche (fra tutte la diva favorita di Stalin, Ljubov' Orlova, pratagonista di decine di film promossi dal regime, come ricorda la targa bronzea e l'altorilievo con il profilo dell'attrice), si trova l'ennesimo ristorante della celebre catena di fast food americana McDonald's. E non uno qualunque: un locale storico e simbolico perchè fu il primo aperto a Mosca e in Russia, nel 1990, dopo la caduta del Muro e prima della dissoluzione dell'Impero, che sarebbe avvenuta ufficialmente l'anno successivo. Si trova nella centralissima Piazza Puškin, di fronte al celebre monumento al sommo poeta russo, adiacente alla Tverskaja (la celebre arteria che porta al Cremlino, ex via Gorkij). Nella piccola foto a lato, una "foto della foto" esposta assieme ad altre nello spazio fra la uno degli ingressi esterni e la porta interna del locale, foto che raffigura l'impressionante fila di persone che si protrasse per giorni dopo l'apertura del ristorante.
Mosca, la grandiosa capitale russa, è città ricchissima di luoghi e suggestioni letterari al pari di San Pietroburgo, con la quale ha sempre rivaleggiato per il ruolo di "capitale culturale" del Paese: se la città di Pietro fu indiscutibilmente patria di elezione e ispirazione dei grandi padri della musica e della letteratura russe dell'ottocento, Mosca primeggiò nettamente sull'altra durante il periodo sovietico, non solo per le conseguenze del tragico assedio della Grande Guerra Patriottica (così i russi chiamano la Seconda Guerra Mondiale), ma anche per desiderio di Stalin che mise in piedi un vero e proprio piano per esaltare la nuova capitale. Si arrivò persino a sminuire l'eroico sacrificio dei leningradesi perchè offuscava - secondo l'avviso di Stalin e del suo entourage - il prestigio di Mosca e metteva in secondo piano la battaglia e l'assedio di Stalingrado (potentemente rievocato nelle pagine di un libro famoso, Vita e destino di Vasilij Grossmann, di recente ritradotto in Italia per i tipi di Adelphi). Questo fenomeno passò alla storia con il nome di Leningradskoe delo (affare Leningrado).