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domenica 28 novembre 2010

Le veglie nel corridoio della 129

Un affettuoso amarcord delle ore passate l'anno scorso  lungo quel corridoio, in attesa di nuove ore da trascorrervi...

Di buon mattino l'ampio, silenzioso corridoio è ancora semi avvolto nell'oscurità. Con passo svelto sorpassi il tavolo dove siede indaffarato un collega più mattiniero - c'è sempre un collega più mattiniero - per raggiungere e segnare in fretta la lista che ordina l’”afflusso” alla stanza 129, la stanza delle lettrici di russo. Oggi è giorno di ricevimento, e per di più a ridosso della chiusura del corso pratico, come dimostra la già notevole sfilza di nomi. Con passo più lento, tra lo sconsolato e il rassegnato, rifai indietro la strada fino al tavolo – ecco dove sono tutti i colleghi della lista: chi seduto lungo il corridoio, chi all’altro lato del tavolo, chino sul proprio compito. Salutati tutti, incrociato qualche sguardo di autentico terrore, si comincia estraendo il proprio lavoro corretto dalla carpetta consegnata dalla lettrice nelle mani del solerte collega mattiniero, probabilmente prima dell’alba.

sabato 20 novembre 2010

Va tutto bene


Foto di Andrea Rapisarda
Riprende e si conclude a tempo di record, in occasione della Giornata Nazionale per la difesa del diritto allo studio, la protesta contro le sorti della Facoltà di Lingue di Catania. Differentemente dalla scorsa primavera, quando la mobilitazione e l'interesse degli studenti sono sembrati senz'altro maggiori, il focherello acceso dai professionisti della protesta, rimasti presto senza manforte, si è spento stavolta dopo poche ore.

Perché questo calo di attenzione? Gran parte delle matricole non conosce confini e effetti del problema; molti colleghi non reputano utile interessarsi della cosa, altri preferiscono dimostrare il loro dissenso verso le forme della protesta restando comodamente a casa. Troppi, non solo matricole, non conoscono tout court la questione. La maggior parte ne ha sentito parlare ma continua a vivere benissimo, molti pensano a studiare (sacrosanto), altri sono rassegnati. Non è mia intenzione indagare né sindacare ciascuno di questi casi: per farlo dovrei salire su un piedistallo, sarei costretto a parlare da moralista - cosa che, partecipando appieno di questi tempi (nel bene e nel male), non mi sento di fare.

Tuttavia non voglio negarmi una riflessione relativamente alle esternazioni di alcuni colleghi, con particolare riferimento all’incontro con la cattedra di tedesco, durante il quale una ragazza si è lamentata dei disagi che si riverberano sulla didattica a causa della (sacrosanta) protesta dei ricercatori. Voglio rassicurare la collega: le nostre lauree non sono a rischio, tutti avremo il nostro bel pezzo di carta, rilasciato anche da una Facoltà diversa da Lingue. La classe di laurea rimarrà la medesima, saranno salvi i concorsi e le carriere. Ma l’esistenza della Facoltà, la perdita della sua autonomia ha un prezzo.