Dopo l’insana veglia, inevitabilmente, giunge l’ora: una bocca d’averno si apre vomitando fuori un povero cristino che pare miracolosamente scampato al martirio. D’improvviso una forza oscura attrae verso la stanza; varcata la soglia la porta si richiude con un risucchio degno di un horror di Mario Bava. Il clima è surreale; tutto è avvolto nella semioscurità, l’atmosfera è grave, solenne, quasi ieratica. Delle due sedie davanti alla scrivania la prima è occupata dal collega di terzo, impegnato nella ripetizione del dettato e poi in una conversazione con la lettrice degna di un madrelingua della quale, ovviamente, la povera matricola non afferra che poche parole isolate. Impacciato, rispondendo con un cenno al gesto veloce e imperioso della lettrice, mi siedo accanto al collega con timore reverenziale, quasi con l’impressione di violare la recita di un mantra. Lo studente di primo anno di solito ha la faccia pallida di un cencio lavato, il collega di terzo invece sorride. In questi momenti si può apprezzare l’abilità multitasking della nostra: mentre con un orecchio ascolta la ripetizione, infila nell’altro l’auricolare dell’Ipod per sentire il dettato, senza dimenticare di controllarne nello stesso tempo la trascrizione. Si resta allo stesso tempo ammirati e imbambolati davanti a uno spettacolo che potrebbe benissimo essere studiato per sconvolgere le matricole.
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domenica 20 marzo 2011
Cosmonautica
domenica 28 novembre 2010
Le veglie nel corridoio della 129
Di buon mattino l'ampio, silenzioso corridoio è ancora semi avvolto nell'oscurità. Con passo svelto sorpassi il tavolo dove siede indaffarato un collega più mattiniero - c'è sempre un collega più mattiniero - per raggiungere e segnare in fretta la lista che ordina l’”afflusso” alla stanza 129, la stanza delle lettrici di russo. Oggi è giorno di ricevimento, e per di più a ridosso della chiusura del corso pratico, come dimostra la già notevole sfilza di nomi. Con passo più lento, tra lo sconsolato e il rassegnato, rifai indietro la strada fino al tavolo – ecco dove sono tutti i colleghi della lista: chi seduto lungo il corridoio, chi all’altro lato del tavolo, chino sul proprio compito. Salutati tutti, incrociato qualche sguardo di autentico terrore, si comincia estraendo il proprio lavoro corretto dalla carpetta consegnata dalla lettrice nelle mani del solerte collega mattiniero, probabilmente prima dell’alba.
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