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mercoledì 19 ottobre 2011

L'improvviso risveglio

Le foto del booklet di Automatic for the people
Dopo quasi trent'anni di sogni è arrivato il risveglio: i R. E. M. annunciano la fine della loro lunga carriera. é proprio il caso di dirlo per una band il cui nome rinvia alla fase del sonno in cui sono stati osservati rapidi movimenti degli occhi e l'attività onirica è più spiccata. Dopo l'abbandono nel 1997 di Bill Berry, quarto storico fondatore del gruppo americano, Peter Buck, Mick Mills e Michael Stipe hanno deciso qualche settimana fa di dedicarsi esclusivamente ai propri progetti solisti, coltivati parallelalamente al "sogno R.E.M." Michael Stipe ha parlato di "saper chiudere quando è il momento giusto": per una delle band nell'olimpo del rock, mi sembra una scelta più che comprensibile. Una uscita di scena nobile e sobria, che merita rispetto, anche se inaspettata, considerata la fresca uscita del nuovo album, Collapse into now, discreto seguito dell'ottimo Accelerate, album che aveva riacceso l'entusiasmo di fan e critica.

Molti ricordi della mia adolescenza sono legati a questa band, uno in particolare alla canzone Imitation of Life e all'album Reveal, che è il primo album che ho atteso da fan, da fan vero: il mio primo incontro con il gruppo fu a fine anni '90 con l'album Automatic for the people, uno degli splendidi capolavori del gruppo, prestatomi da un'amica che non ho mai ringraziato abbastanza. Conservo ancora la cassetta sul quale lo avevo copiato...

venerdì 29 aprile 2011

Collapse into now

8 Marzo 2011: viene lanciato sul mercato, atteso senza frenesia per via dell’ampia circolazione anticipata sul web, l’ultimo album dei R.E.M., Collapse into now. Volendo sintetizzare in una frase il giudizio della maggior parte delle riviste specializzate italiane si potrebbe scrivere: “suona come mille altre canzoni dei R.E.M., perciò tanto vale ascoltare quelle”. A parlare così dunque non sono solo i vecchi fan che rimpiangono il suono underground di Murmur (1983) o quello acustico di Automatic for the people (1992): rispettivamente, 28 e 19 anni fa (!). Credo che non si possa fare torto maggiore ad un musicista che paragonarlo continuamente al passato, soprattutto al suo stesso passato artistico. Sono un fan anch’io, che diamine, ma solo uno sciocco potrebbe attendersi un altro Automatic, un altro Murmur e persino un altro Document. Il motivo è molto semplice: ne è passata di acqua sotto i ponti da allora, i nostri non suonano più nella vecchia chiesa sconsacrata di Oconee Street, e da un pezzo i giornalisti hanno smesso di chiedere a Michael Stipe se è vero che ha preso l’AIDS nuotando nel laghetto del video di Nightswimming (e, per la cronaca, il cantante non ha mai contratto la malattia). Mancano le condizioni che hanno reso possibile la nascita di quei capolavori. Quindi ho fatto quello che dovrebbe fare ogni persona onesta: ho messo devotamente il cd nello stereo e mi sono messo in ascolto. E, bando alle ciance, questo disco suona bene e a mio parere contiene almeno 4- 5 brani che non sfigurerebbero in un immaginario best of (un secondo best of, intendo). La prima impressione è che Collapse into now si possa collocare a metà strada tra gli estremi di Accelerate e di Around the sun: un equilibrato mix tra ballate e pezzi veloci, entrambi supervisionati ancora da Jacknife Lee (perché squadra che vince non si cambia).