 |
| Le foto del booklet di Automatic for the people |
Dopo quasi trent'anni di sogni è arrivato il risveglio: i
R. E. M. annunciano
la fine della loro lunga carriera. é proprio il caso di dirlo per una band il cui nome rinvia alla
fase del sonno in cui sono stati osservati rapidi movimenti degli occhi e l'attività onirica è più spiccata. Dopo l'abbandono nel 1997 di Bill Berry, quarto storico fondatore del gruppo americano, Peter Buck, Mick Mills e Michael Stipe hanno deciso qualche settimana fa di dedicarsi esclusivamente ai propri progetti solisti, coltivati parallelalamente al "sogno R.E.M." Michael Stipe ha parlato di "saper chiudere quando è il momento giusto": per una delle band nell'olimpo del rock, mi sembra una scelta più che comprensibile. Una uscita di scena nobile e sobria, che merita rispetto, anche se inaspettata, considerata la fresca uscita del nuovo album,
Collapse into now, discreto seguito dell'ottimo
Accelerate, album che aveva riacceso l'entusiasmo di fan e critica.
Molti ricordi della mia adolescenza sono legati a questa band, uno in particolare alla canzone
Imitation of Life e all'album
Reveal, che è il primo album che ho atteso da fan, da fan
vero: il mio primo incontro con il gruppo fu a fine anni '90 con l'album
Automatic for the people, uno degli splendidi capolavori del gruppo, prestatomi da un'amica che non ho mai ringraziato abbastanza. Conservo ancora la cassetta sul quale lo avevo copiato...