Visualizzazione post con etichetta wrecking ball. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta wrecking ball. Mostra tutti i post

martedì 14 agosto 2012

Wrecking Ball - Bruce Springsteen

Al cameratesco e un po' infantile vezzo di indagare chi ce l'ha più lungo, preceduto spesso da sonore e  colorite autocandidature, non sfuggono nemmeno i fan che, notoriamente, sono sempre piuttosto ciechi verso i rispettivi beniamini. Non è raro, ad esempio, che i fan di Bob Dylan pontifichino apoditticamente che Zimmy è il più grande di tutti, la rivoluzione del folk e del rock, e - ancor più frequente - che sia "più importante e influente nella storia della musica" di Tizio o Caio, per tacer di Sempronio. Dal confronto col Menestrello di Duluth non si salva nemmeno Bruce Springsteen, l'altro grande gigante americano (e qui ecco sorgere inviperiti gli ammiratori di diversi altri musicisti, tutti meritevoli di entrare nel novero dei "giganti"), i fan del quale, si sa, sono particolarmente devoti ma, probabilmente, un po' meno snob di quelli del grande Dylan (forse perché il loro idolo, tra gli altri vizi capitali, ha più spesso peccato di superbia). Eppure, a mio modestissimo parere, questi due grandi musicisti non sono mai stati vicini come in questi ultimi anni e, soprattutto, non sono mai stati così vicini negli intenti del loro lavoro. Pur rimanendo assolutamente diversi i metodi e la poetica, non può sfuggire negli ultimi album dei nostri una sorta di ritorno alle origini, una sorta di ricerca dell'autentica anima musicale americana. Lo fa Dylan esplicitamente nel blues di Modern Times, ben spianato dalle canzoni di Time out of mind, lo fa Springsteen con Devils and Dust, con le ammiccanti allusioni a Son House e alle dust ballads, o con le Seeger Sessions, omaggio ad uno dei suoi maestri di folk assieme a Woody Guthrie (che appare come un fantasma nel celebre Nebraska, predecessore di un altro fantasma "letterario", quello di Tom Joad). E lo fa in gran parte anche con il nuovo Wrecking Ball, che per gli arrangiamenti sembra il diretto seguito di We Shall Overcome: the Seeger Session, e non il disco successivo al nostalgico, imbellettato pop di Working on a dream.